Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /home/www/www.workup.it/www/site-functions.php on line 45 Datagate: lo scandalo Facebook/Cambridge Analytica ai tempi della GDPR | Workup

Datagate: lo scandalo Facebook/Cambridge Analytica ai tempi della GDPR

10.04.2018

L’ultimo scandalo legato alla mancata protezione dei dati personali online è diventato di pubblico dominio a causa della correlazione tra uso illecito di dati da parte di una società di big data marketing britannica, un ricercatore universitario responsabile di un progetto su un’app di Facebook e la cessione di dati terzi per operazioni di marketing politico.

Tali dati sarebbero infatti stati utilizzati da questa società privata per delle aggressive campagne di Digital Marketing sia durante il giugno 2016 nel referendum in Regno Unito per la sua uscita dall’Unione Europea sia durante le elezioni presidenziali americane che hanno visto vincere il repubblicano Donald Trump.

Non andremo ad analizzare il perché tale società (il cui nome è Cambridge Analytica) abbia sfruttato tali dati per influenzare le opinioni del popolo americano e britannico. E nemmeno entreremo nel merito dei rapporti di committenza tra il tycoon americano e il suo spin doctor di estrema destra Steve Bannon (il quale ricopre un importante ruolo dirigenziale in Cambridge Analytica). Del resto, il problema dell’utilizzo dei nostri dati in campo digitale è questione tutt’altro che nuova. Quindi, perché questo scandalo ha catturato l'attenzione del pubblico?

Perché questo scandalo ha catturato l'attenzione del pubblico? Una questione di fiducia

Facebook si è sempre presentato alla sua audience come una gigantesca piazza globale in cui è possibile rintracciare i propri cugini in Argentina, leggere il proprio blog di musica indipendente preferito, registrarsi ad eventi in location di cui prima non si era mai sentito nemmeno nominare. Proprio per questo è uno degli strumenti di Digital Marketing più interessanti ed utilizzato dalle aziende, perché i clienti sono esattamente là, connessi h24 e 7 giorni su 7.

Su Twitter l’hashtag più utilizzato in queste settiamane è stato proprio #DeleteFacebook, una crociata di enorme “brand awareness” sulla sfacciataggine dell’azienda nel trattare i dati che i suoi utenti le hanno “donato” solo in base alla fiducia che riponevano nel mezzo. Già. La fiducia. Il fatto che ad oggi le persone parlino con tanta veemenza dello scandalo di Facebook e Cambridge Analytica è puramente legato alla perdita di fiducia nei confronti del più grande social network usato nel mondo occidentale.

Venire a sapere che Facebook vende i propri dati personali per il guadagno politico di qualcun’altro sembra davvero una grave violazione della fiducia

General Data Protection Regulation

Tuttavia, ciò che è particolarmente interessante per tutti i professionisti del marketing digitale è la data del 25 Maggio 2018, data in cui entrerà in vigore il GDPR (acronimo che sta per “General Data Protection Regulation”). Il GDPR è la normativa europea di adeguamento al Regolamento UE n. 679/2016 sul trattamento e la protezione dei dati personali. Si tratta di una normativa che obbliga le aziende pubbliche e private ad assumersi maggiori responsabilità sui dati degli utenti e a compiere ogni sforzo per proteggerli.

Chiunque utilizzi internet per scopi quali acquisto su un e-commerce, contatto con un’azienda per ottenere informazioni commerciali, iscrizione ad una newsletter o ad un portale di recruitment avrà familiarità con la dichiarazione di consenso all’utilizzo dei dati personali. Tale azione si esprime cliccando sul pulsantino “Acconsento” su una fascia dedicata alla privacy.

Con l’adozione obbligatoria del nuovo regolamento europeo a partire da maggio 2018, tutti gli utenti avranno la piena autonomia riguardo alle informazioni che intendono ricevere e concedere ai proprietari dei siti che stanno navigando. Ciò significa che la GDPR intende colmare e normare un “vuoto”, un’asimmetria informativa tra consenso e controllo dei dati personali, responsabilizzando di fatto le aziende all’utilizzo “etico” dei dati in loro possesso.

Lo scandalo di Facebook e Cambridge Analytica è proprio la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ha risvegliato nelle persone un sentimento di paura nei confronti del mezzo digitale. Gli utenti si sono sentiti scoperti nella propria “intimità” proprio a causa dei dati che si è scelto (più o meno consapevolmente) di cedere.

La soluzione? Dare un effettivo riscontro e valore all’utente per l’utilizzo dei suoi dati 

Dopo la GDPR, i dati tornano ad essere controllati direttamente dal consumatore. A partire dal 25 maggio 2018, i consumatori potranno richiedere quali dei loro dati verranno conservati, quali potranno essere archiviati e con quali finalità verranno utilizzati. Insomma, si potrà godere di maggiore controllo sulla trasparenza dei propri dati e sul loro utilizzo.

Nello specifico verranno introdotte:

  • regole più chiare su informativa e consenso
  • limiti definiti e trasparenti nel trattamento automatizzato dei dati personali
  • severe norme nei casi di violazione (espresso nel concetto di “data breach”)

In che modo le aziende e i brand affrontano questo crescente scetticismo dai consumatori in un'epoca in cui i dati stanno diventando più potenti e preziosi che mai?

L’unica via percorribile è offrire al consumatore il valore reale nel suo scambio dei dati personali, dimostrando i vantaggi concreti che il cliente può ottenere dall’azienda attraverso la cessione volontaria dei propri dati.

Secondo vari studi sociologici e psicografici i consumatori sono infatti più disposti a condividere i propri dati se gli si da in cambio un effettivo valore, percepito in modo uguale o superiore al “valore” dei dati stesso.

Quindi, mentre #DeleteFacebook potrebbe essere una reazione istintiva, ciò dimostra ulteriormente che la fiducia, la chiarezza e la trasparenza sono fattori fondamentali per i consumatori quando si tratta di dati. Se vogliamo continuare a parlare ai consumatori con un marketing utile e significativo, i brand, le aziende, i proprietari dei media e gli editori devono cambiare atteggiamento nei confronti dei dati in loro possesso.

La cosa più importante è che tali attori devono rendersi conto che essi hanno in concessione l’utilizzo di quei dati, ma non possono arrogarsi il diritto di possederli.

Noi professionisti del Digital Marketing e del Web siamo assolutamente favorevoli a questo approccio, nel pieno rispetto delle persone e delle aziende per le quali lavoriamo con passione. 

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