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Scrivere per il web: Google legge tutto, o quasi!

10.05.2016

Il panorama sta cambiando: inizialmente l'obiettivo del SEO era quello di soddisfare i bisogni di indicizzazione "dando in pasto" ai crawler contenuti testuali opportunamente manipolati, mentre ora, con il passaggio ai nuovi algoritmi (prima Panda nel 2011, poi Penguin nel 2013 e per ultimo Hummingbird nel 2013), Google ha dato il via ad una grande rivoluzione nel modo di utilizzare le keyword di ricerca in ottica di rilevanza e pertinenza. Tutto ciò delinea un nuovo scenario in cui fa eco il nuovo motto "CONTENT IS KING"

Qualcosa di interessante sta iniziando ad avere un suo corso. I siti si evolvono grazie ai contenuti, e così è cambiato anche il comportamento degli utenti. Tanto l’evoluzione dell’algoritmo quanto la preponderanza delle ricerche su mobile device ha permesso alle keyword, alle ricerche ed alle SERP di rinnovarsi. 
Il 20% annuo di tutte le ricerche degli utenti su Google è composto da “trending topic”, vale a dire contenuti che godono, in un dato periodo di tempo, di popolarità (per fattori quali la stagionalità, la pertinenza generica, la complementarietà di argomenti rispetto a bisogni veri o presunti di un’audience).
Durante l’implementazione di Hummingbird a cavallo tra il 2012 e il 2013, il traffico organico su Google Search è leggermente calato (del 5%), mentre è complessivamente aumentato il traffico verso i siti tramite i “social referrals” (il 111%, comprendente non solo i social network quali Twitter, Facebook, Google+ in primis, ma anche da parte degli “aggregatori di notizie”: feedly, quora, blog ecc.). Questo dato fa riflettere su una questione: non è poi così vero che gli utenti, sul web, hanno un atteggiamento sfuggevole nei confronti della lettura, piuttosto si recano su siti dove è probabile trovare notizie, approfondimenti, contenuti a cui è praticamente certo siano interessati. Questo concetto è confermato da questo dato: il 96% del tempo trascorso online da parte degli utenti è su siti di contenuti.
Hummingbird ha permesso ciò: dalle ricerche “keyword oriented” si sta passando alle ricerche “semantic oriented”. Ovvero, si sta passando da una lettura delle SERP in ottica più “collettiva/intelligente/umana” e sempre meno “analitica/studiata solo ed esclusivamente per il motore di ricerca”. Lo scopo dell’algoritmo era intercettare “i veri bisogni di ricerca dell’utenza”. 
Lo scopo di Panda e Penguin era fare piazza pulita di tutti i siti e le keyword “spazzatura” che ingolfavano le SERP, il compito di Hummingbird è invece quello di “avvicinarsi” al linguaggio delle persone.

 

Ciò ovviamente non ha nulla a che fare con un concetto non veritiero, quale intendere Google come la “fine dell’era delle keyword”, anzi, è tutto il contrario! Il fenomeno del keyword stuffing, ovvero la ripetizione quasi spasmodica delle stesse keyword, è da tempo proibito da Google, ma ormai sembra che il motore apprezzi molto di più: 

  • keyword principali, 
  • keyword semanticamente collegate alle principali, 
  • keyword di “contorno”.

In una parola, Google attribuisce un maggior peso alla “cornice”. Le keyword esistono ancora, e probabilmente sarà sempre così, perché Google non può funzionare senza di loro. Il principio alla base di un motore di ricerca è quello di raccogliere le parole che le persone usano e ricercano, e quindi il vero obiettivo di Google è fornire le informazioni più pertinenti nel modo giusto. Se si scrive in ottica “più user-oriented” e un po’ meno “search-engine oriented”, Google stesso vi ringrazierà!

Occorre quindi delineare nuove strategie per il SEO Copywriting:

  • Dare enfasi al numero delle ricerche mensili su “trending topic” 
  • Utilizzare sempre più dati per affinare le ricerche
  • Focalizzarsi su tutti i sinonimi, ma soprattutto i contenuti e gli argomenti logicamente correlati a quei temi
  • Focalizzarsi, quando si scrive, sui problemi di un’utenza dando risposte a bisogni
  • Obiettivo è: scrivere contenuti non solo sulle keyword di per sé prese, ma sulle keyword relative alle ricerche delle persone
  • Importante è anche saper utilizzare differenti stili linguistici per parlare delle stesse cose: uno stesso messaggio può e deve essere “confezionato” per più audience diverse. Ciò vale soprattutto per l’approccio ai social media: presumibilmente su Facebook, Twitter e LinkedIn ci sono le stesse persone, ma esse cercano e utilizzano gli strumenti con un’ottica “sociologica” diversa. Twitter è dedicato allo scoprire notizie, che potranno essere approfondite su LinkedIn se pertinenti con il proprio business quando si è a lavoro, oppure in una veste più “leggera” con Facebook.
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